top of page

Progetto

PROGETTO SOCIO-ASSISTENZIALE

“Casa per la Vita Angelo Blu”

La Casa per la Vita “Angelo Blu” è una casa famiglia, intesa come struttura residenziale a carattere prevalentemente sociale a media intensità assistenziale sanitaria, per accoglienza temporanea o permanente, consistente in un nucleo anche autogestito, di convivenza a carattere familiare.

La struttura, ubicata nel centro urbano del Comune di San Giovanni Rotondo, in via della Gioventù n. 5, prevede una ricettività di 16 posti letto così come previsto dall’art. 7 del R.R. n. 7 del 10/02/2010 che ha modificato l’articolo 70 del R.R n. 4/2007.

I soggetti destinatari della Casa per la Vita sono persone con problematiche psicosociali, uscite dal circuito sanitario/psichiatrico, prive di validi riferimenti familiari, e/o che necessitano di sostegno nel mantenimento e rafforzamento del livello di autonomia acquisito e nel percorso di inserimento o reinserimento sociale e/o lavorativo.

Gli obiettivi

La casa si avvarrà della rete di collaborazione e dei rapporti con soggetti del settore pubblico, del privato sociale, del privato e del volontariato che operano nel territorio, per favorire un percorso di integrazione, tutela, sostegno e continuità assistenziale ed educativa.

L’attività e gli interventi che saranno effettuati dal personale della Casa per la Vita saranno attuati in base al progetto individualizzato predisposto dai competenti servizi sociali, in collaborazione con i servizi sanitari e socio-assistenziali territoriali (Unità di Valutazione Multidimensionale).

Progetto Assistenziale Educativo sintetico

Il servizio offrirà attività individuali e di gruppo ed assicurerà le seguenti prestazioni:

  • Assistenza tutelare diurna e notturna;
  • Assistenza per le attività volte alla cura della propria persona e del proprio spazio di vita;
  • Attività mirate all’acquisizione e mantenimento delle capacità comportamentali, cognitive ed affettive-relazionali, e del senso di responsabilità, personale e sociale;
  • Attività di socializzazione mirate allo sviluppo di relazioni di amicizie e di aiuto e alla creazione di rapporti sciali “esterni”;
  • Improntare le regole di convivenza, in base alle esigenze di ognuno, sempre nel rispetto delle decisioni inerenti la vita di comunità;

  • Attività culturali interne ed esterne “esplorando il territorio”;

  • Attività di laboratori (pittura, decoupage, ricamo, musica, ballo, canto, giardinaggio, ecc.);
  • Definizione e valutazione periodica del progetto terapeutico riabilitativo formulato con il CSM di competenza;
  • Attività medico psichiatrica e attività psicologica settimanale;

  • Monitoraggio degli aspetti di medicina generale dell’utente;

  • Prestazioni e servizi alberghieri inclusivi della somministrazione dei pasti.

La Casa per la Vita ANGELO BLU può accogliere 16 utenti di età compresa tra i 18 – 70 anni che hanno terminato il loro percorso riabilitativo, ma che non hanno la possibilità di ritornare in una famiglia propria nonostante necessitino ancora di cura e sostegno personale, perché non ne dispongono una, o perché la famiglia non è in condizione di assisterli, oppure perché non è opportuna la permanenza del paziente in famiglia a causa di forti conflittualità in atto. Ecco dunque la necessità di una struttura che garantisca loro un’accoglienza che altrimenti non avrebbero. La Casa Per la Vita ANGELO BLU è ubicata nel Comune di San Giovanni Rotondo in Via della Gioventù, n. 5, nei pressi del Parco del Papa e dello stadio di calcio. Si tratta di una struttura accogliente, situata al piano terra ed al primo piano di un immobile di circa 1.000 mq, costruito negli anni 90 in maniera tale da poter garantire agli ospiti la possibilità di usufruire di spazi adeguati per una residenzialità confortevole. L’unità immobiliare è suddivisa in quattro moduli abitativi da 4 utenti, ciascuno in possesso dei requisiti specifici previsti dalla normativa in materia. Tutti gli spazi sono stati adeguatamente organizzati e dimensionati in relazione ai bisogni degli ospiti accolti. Ogni singolo spazio è dotato di illuminazione naturale ed artificiale, adeguato oscuramento ed areazione, ed è arredato in modo tale da creare un ambiente di tipo familiare. Ogni stanza è dotato di servizi igienici, la zona giorno è composta da una sala da pranzo, una cucina, una sala relax ed un ampia area esterna destinata alle attività ricreative. La struttura è provvista di un ufficio per gli operatori e di una stanza per l’operatore che effettuerà i turni di notte. Particolare attenzione è stata usata per garantire la sicurezza degli ospiti all’interno della casa.

MISSION: gli obiettividell’intervento socio-assistenziale-riabilitativo sono il recupero dei livelli diautonomia della persona, il sostegno alle famiglie, il reinserimento territoriale, il ripristino delle abilità sociali, pratico-manuali, corporee, cognitive, espressive, artistiche - creative, interpersonali, intrapersonali, gruppali. Gli interventi terapeutici - riabilitativi dell’equipe di lavoro pongono la loro attenzione all’individuo e al suo contesto familiare, nella Casa per la Vita ANGELO BLU, intesa come una grande risorsa terapeutica, al territorio e alle istituzioni. L’équipe della Casa per la Vitalavora creando una continua integrazione fra i diversi tipi di intervento (sanitario, psicologico, riabilitativo, sociale) che consente di monitorare e supportare costantemente la persona e le sue problematiche. Il progetto individualizzato di riabilitazione ha come obiettivo la continuità:l’utente, seguito nel suo percorso riabilitativo, diventa gradualmente capace, dopo le dimissioni, di gestire autonomamente il proprio percorso di vita. Le attività della Casa per la Vita ANGELO BLU s’ispirano e s’indirizzano al più rigoroso rispetto delle norme etiche, morali, professionali, sanitarie e giuridiche inerenti l’esercizio della riabilitazione in tutte le sue articolazioni. L’erogazione dei servizi ai pazienti-utenti avviene nel rispetto di alcuni principi fondamentali che, seppur suggeriti dalla normativa specifica, sono alla base dei valori ai quali la nostra organizzazione s’ispira.

METODOLOGIA: la metodologia utilizzata nella Casa per la Vita ANGELO BLU si basa sullavoro di gruppo, realizzato con un supporto quotidiano mirato e calibrato sugli obiettivi e sulle progressive autonomie acquisite dagli utenti che compongono il gruppo. Il modello gestionale è caratterizzato dalla condivisione della quotidianità, con la definizione e la gestione delle regole del gruppo, con il supporto dell’operatore. L’operatore deve promuovere la costruzione del gruppo di utenti, valorizzare la partecipazione di ciascun componente, offrire stimoli all’interazione reciproca, proporre spunti e contributi per la crescita nelle abilità, nelle competenze personali e nelle capacità introspettive, relazionali, comunicative, organizzative e gestionali, coordinare l’esperienza complessiva e favorire e valorizzare i rapporti con la famiglia di origine, ove presente. Ciò

presuppone precisione, rigore metodologico e la consapevolezza di dover lavorare nella complessità in cui vari livelli problematici si intersecano fra loro. Il progetto si presenta quindi come una sperimentazione di una modalità di lavoro, ormai largamente riconosciuta e accettata e che, sul piano metodologico, fa riferimento alla tecnica della “ricerca-intervento” e del lavoro di comunità. La Casa garantisce agli utenti una valutazione approfondita delle loro esigenze e dei percorsi di cura personalizzati. Tale obiettivo nasce dalla richiesta dei servizi territoriali che chiedono strutture che forniscano assistenza differenziata in rapporto ai singoli bisogni degli utenti.

OBIETTIVI. Il progetto si pone le seguenti finalità:

  • La creazione di una concreta opportunità d’integrazione sociale di soggetti che hanno terminato il proprio percorso assistito all’interno della famiglia o strutture semiresidenziali, o centri diurni, con la valorizzazione delle loro abilità.
  • L’elaborazione di progetti di vita autonoma, per impostare un percorso di crescita verso la consapevolezza, la capacità di vivere le frustrazioni, organizzarsi, tessere relazioni profonde, continuative e significative, sia di tipo affettivo che sociale.

  • La creazione di un contesto strutturato in grado di fornire un adeguato sostegno.

  • Il potenziamento delle abilità residue.

  • L’attivazione di azioni sociali che mirano a coinvolgere il contesto ambientale nel processo di interazione, affinché il progetto non si esaurisca nella “creazione di un servizio”.

  • Dare “significato” e “senso” alla ricerca della qualità della vita, raggiungibile con un progressivo recupero delle risorse personali del soggetto con disturbi psichici.

  • Sensibilizzare e coinvolgere la popolazione ai valori della vicinanza e dell’accoglienza nella salute mentale.

CENTRALITA' DELLA PERSONA. L’operatore,per garantire l’appropriatezza dell’interventonella sua metodologia di lavoro, dovrà considerare la centralità del paziente con i suoi bisogni e, pertanto, dovrà sapere:

  • interpretare i sintomi come modalità desocializzante di comunicazione e come distanziatori sociali;

  • enucleare il sentimento sotteso ai sintomi e l’evento che lo ha scatenato;

  • affrontare la disorganizzazione del comportamento dell’utente, ossia reggere la rabbia, la violenza verbale, l’incoerenza e la confusione nella successione delle azioni, gli attacchi personali e al programma, senza mai perdere di vista che la persona con la disorganizzazione sta comunicando una difficoltà, che deve essere esplicitata, normalizzata e superata mediante l’identificazione di soluzioni alternative;

  • riconoscere le resistenze dell’utente e affrontarle;

  • affrontare il rifiuto dell’ospite a partecipare alle attività, non scoraggiandosi per la sua opposizione, ma discutendo con lui l’eventuale difficoltà dell’origine del rifiuto e superarla;

  • riconvertire il no in sì con alcune strategie, come: frazionare il compito in parti più semplici, non irrigidirsi su quelli ricusati, ma proporne diversi, invitare un altro utente a coinvolgere il compagno remissivo, abbassare le richieste di funzionamento e gratificare anche azioni elementari ed embrionali atti di socializzazione;

  • revisionare periodicamente il programma terapeutico per adattarlo ai progressi ottenuti.

Il lavoro dell’operatore, inoltre, deve prendere in considerazione la tipologia degli ospiti presenti nella struttura e deve basare la metodologia dell’intervento tenendo presente quattro principi fondamentali:

  • l’operatore lavora “con” e “per” gli ospiti;

  • l’ospite ha dignità e pudore. Il pudore, per esempio, non si manifesta senza il turbamento legato al timore che apporta la rivelazione di ciò che deve rimanere velato o che non può essere espresso nella sua totalità. Nell’ospite il pudore può esprimere non solo le ragioni del fisico e del fisiologico, ma anche pesanti condizionamenti sociali spesso frutto di pregiudizi ineliminabili. Allora, tanto più pesante è il condizionamento sociale, tanto più l’intimità dell’ospite può risultare violata, disprezzata, derisa e indurre sofferenza;

  • l’intervento di assistenza non deve solo fornire servizi, ma anche stimoli e occasioni di valorizzazione della persona;

  • Il servizio di supporto socio-assistenziale agisce all’interno di un contesto che è la casa e non può essere limitato al rapporto individuale con l’ospite. La comunità offre attività di supporto sociale verso l’esterno. Esse potranno essere svolte sia insieme agli operatori che dagli stessi utenti in autonomia e, ove presenti, insieme ai familiari.

Sono attività di "accompagnamento sociale". Con la condivisione è possibile il recupero e la valorizzazione dei significati delle attività quotidiane, oltre allo stimolo e all’incentivazione delle risorse personali per l’attivazione di processi trasversali di cambiamento, come dare un significato all’agire quotidiano, trasmettere consapevolmente dei valori, uno stile ed un insieme di regole per il buon vivere. Tali azioni derivano direttamente dal "camminare a fianco dell’utente”: provvedere con lui all’organizzazione domestica ed al vivere quotidiano, metterlo in rapporto con i vicini, accompagnarlo alle visite mediche, a fare la spesa, ad acquistare vestiti, o semplicemente uscire con lui sono tutte operazioni che tendono a conservare o ad attivare il rapporto con il suo ambiente esterno, nel promuovere un rapporto più informale e confidenziale con l’operatore al di fuori dello spazio della comunità.

ATTIVITA': l’attività e gli interventi vengono attuati in base al progettoindividualizzatopredisposto dai competenti dell’equipe riabilitativa della struttura, in collaborazione con i servizi sanitari e socio assistenziali territoriali. Il lavoro che tutti i componenti dell'èquipe devono svolgere

  • finalizzato essenzialmente al miglioramento dello stato di salute generale dell'utente preso in carico, da un punto di visto socio-psicologico oltre che fisico. Nel concreto, tutti devono concorrere con il proprio senso di responsabilità etico e professionale alla realizzazione di un programma terapeutico e riabilitativo che prevede il raggiungimento di obiettivi generali e specifici per ciascun utente, di volta in volta discussi e condivisi all'interno delle riunioni d'èquipe. L'èquipe è sovrana nelle decisioni da prendere sugli atteggiamenti da avere, programmi da seguire, obiettivi da

    raggiungere, tempi e modalità di attuazione dei vari programmi assistenziali-terapeutici–riabilitativi sempre in base all’utente. Tutti gli operatori (Coordinatore, Operatori professionali ed OSS) in eguale misura sono responsabili dell'attuazione del programma da realizzare. Sono fondamentali la visione del lavoro e la capacità di creare un sistema di rete che possa favorire la mobilità dell’utente e creare quindi strategie di coinvolgimento intra ed extra struttura.

LA RETE: il lavoro di rete viene solitamente descritto come approccio integrato o complesso osistemico di lavoro sociale; l'approccio di rete indica in qualche modo una strada alternativa: trovare delle soluzioni catalizzanti, degli interventi strategici che riescano a dare degli impulsi e ad assicurare la base organizzativa affinché si muova e si ricompatti il groviglio delle risorse, delle energie, delle competenze, tutto ciò che serve ma è incognito, i molteplici misteriosi tasselli di cui ogni singola macro soluzione si compone. Il lavoro di rete si può designare come approccio complesso, non perché sia complicato da realizzare, ma perché è un approccio idoneo o confacente alla complessità, perché con azioni relativamente semplici, di tipo organizzativo, principalmente, favorisce l'evoluzione di processi che lentamente si realizzano a volte con una loro naturale evoluzione. In realtà, gli operatori forniscono soltanto l'input, perché l'evoluzione dei fatti è racchiusa in sé. Il lavoro di rete diventa integrato per lo stesso motivo, perché la soluzione che questo approccio di volta in volta ricerca è una integrazione indotta di tante soluzioni o di tante parti disperse di soluzione. Il lavoro di rete è una mentalità, non soltanto una prospettiva di accostamento al problem solving, aiuta a superare la classica ripartizione in livelli, individuale e collettivo, dell'intervento sociale e nella fattispecie riabilitativo psichiatrico, ma il lavoro individuale (case work), il lavoro di gruppo (group work) e quello di comunità (community work) è integrato, perché si situa simultaneamente su ciascuno dei tre livelli: si può fare il lavoro sull'individuo e nel micro gruppo e allo stesso tempo di comunità. Non considera gli individui e la comunità come target separati degli interventi sociali e riabilitativi, come oggetti da modificare, ma elementi interdipendenti nel sistema sociale; è agevole vedere come le modificazioni dei single, degli stessi operatori, degli utenti, delle persone coinvolte, modifichino le famiglie e la comunità, sebbene impercettibilmente; e come la stessa comunità, con un poco di organizzazione, possa ripiegarsi sui singoli o la famiglia, possa far affluire le sue solidarietà possibili per l'assistenza o il supporto di chi si trova singolarmente a disagio. L'approccio di rete fa cadere le ragioni per mantenere una netta distinzione fra due concetti chiave del lavoro sociale e riabilitativo, fra riparazione (assistenza e cura) da un lato e sviluppo (prevenzione e promozione) dall'altro. Il lavoro di rete, oltre che sulla medicalizzazione, palese o occulta, si regge: sull'umanizzazione delle cure sociali; sulla responsabilizzazione dell'utenza, delle famiglie e degli operatori; sull'idea del lavoro sociale come processo collettivo. Così possiamo definire delle strategie:

  • strategia del supporto alle reti esistenti, là dove i legami affettivi esistono e sono stabili nel contesto di reti primarie (familiari o parentali), l'operatore può agire per rendere possibile la continuità di queste relazioni e, quando questa continuità è minacciata, introducendo supporti esterni o tentando di migliorarne la qualità;

  • fra persone o nuclei familiari con analoghi problemi, gruppi di auto aiuto. Costituire reti umane di utenti e familiari lasciando a loro gradatamente la responsabilità dell'organizzazione e della gestione di questa rete, attorno alla quale molte altre poi si snodano. In questo modo si producono apprendimenti, che possono essere strutturati anche sotto forma di incontri di tipo educativo oltre che informativo, e scambio di risorse fra sistemi omologhi, oltreché una migliore comunicazione

intra sistemica tra i membri di ciascuna famiglia. Non vi è in questo modo, per l'utente, uno stacco troppo netto fra momento della cura e momento della vita;

  • fra i vicini disponibili per relazioni di cura, entrando con più decisione nella comunità circostante e allargando le reti già esistenti a sostegno di una persona;

  • fra volontari come singoli soggetti disponibili o raggruppati come sistema, per esempio una famiglia può offrirsi come rete di supporto per persone senza reti, per l'accoglienza temporanea o occasionale in determinati momenti dell'anno solare (festività, ricorrenze), ma poi anche supportandola o creare le condizioni per l'auto supporto, organizzando il mutuo aiuto fra queste famiglie sensibilizzate;

  • fra operatori di servizi diversi per il case management o il coordinamento istituzionale; la conoscenza reciproca, la predisposizione di regole comuni, il raccordo per la gestione di casi comuni, l'interscambio di esperienze e competenze possono essere elementi indispensabili per l'avvio di una rete fra istituzioni con un processo che parte dal basso, a partire dalla quotidianità.

I SERVIZI : la residenzialità nella Casa per la Vita ANGELO BLU si basa sul principio che gliutenti non hanno bisogno di una casa, ma di “vivere in una casa”. Il benessere psico-fisico è garantito dalla struttura abitativa, dalla cura e dall’organizzazione del contesto relazionale. Il miglioramento psicosociale degli ospiti è garantito con attività riabilitative strutturate e programmate in base a diverse aree d’intervento. Si realizzano attività di “laboratorio” come momenti esperienziali dove si vive una situazione di gruppo.

RISORSE UMANE: per risorse umane ci si riferisce al personale dipendente e nello specifico,l’equipe della Casa per la Vita, che ai sensi dell’art. 70 del R.R. del 18.1.2007, così come modificato dall’art. 7 del REGOLAMENTO REGIONALE 10 febbraio 2010, n. 7 “Modifiche al Regolamento regionale 18 gennaio 2007 n. 4, attuativo della Legge Regionale 10 luglio 2006, n. 19

  • “Disciplina del sistema integrato dei servizi 7 sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia” è composta da :
1 Coordinatore di struttura;

2 Assistenti sociali che hanno un fondamentale ruolo di responsabilità relativa a tutta la programmazione della vita organizzativa e delle attività di gestione della comunità.

3 educatori professionali per i 16 utenti per 36 h settimanali a cui compete la responsabilità operativa dell'esecuzione del progetto assistenziale-terapeutico - riabilitativo concordato e condiviso in équipe.

4 operatori socio sanitari (1 ogni 8 utenti per 36 h settimanali + 2 per la copertura del turno notturno per i 16 utenti), ai quali è attribuita la responsabilità di tutto ciò che concerne il buon funzionamento della vita pratica quotidiana nella comunità.

1 unità di personale ausiliario (addetto alle pulizie), al bisogno, qualora per la tipologia degli utenti accolti non fosse possibile mettere a valore l’apporto diretto di lavoro quotidiano degli utenti per la cura personale e la gestione domestica della casa.

1 unità di personale ausiliario (cuoco), al bisogno, qualora per la tipologia degli utenti accolti non fosse possibile mettere a valore l’apporto diretto di lavoro quotidiano degli utenti per la cucina di qualcuno dei moduli.

I componenti dell'équipe devono avere una buona capacità collaborativa e una coesione molto strutturata internamente con una chiara definizione dei ruoli e delle funzioni di ogni singolo componente dell'équipe. Nello specifico si deve prevedere un'adeguata organizzazione con le seguenti caratteristiche:

  • la condivisione degli obiettivi assistenziali-terapeutici-riabilitativi;

  • la reciproca informazione su ogni dettaglio del progetto assistenziale-terapeutico-riabilitativo;

  • la valorizzazione e il rispetto delle singole professionalità;
  • lo scambio continuo della comunicazione e del confronto teorico-clinico;

  • una sostanziale condivisione delle scelte strategiche da attuare;
  • una buona capacità di saper elaborare, progettare e programmare;

  • una sufficiente capacità di gestione dell'ansia e della frustrazione delle "sconfitte";

  • un adeguato senso dell'autocritica;
  • la capacità di saper "integrare" le diverse competenze professionali e lavorative tra i componenti dell'équipe;

  • una costante motivazione al lavoro;

  • una prassi tecnica e operativa il più possibile condivisa e condivisibile;

  • la ricerca continua di una integrazione funzionale con altre équipe istituzionali. Tutto ciò predispone l'équipe ad una buona concezione strategica "a rete" del progetto assistenziale-terapeutico-riabilitativo e favorisce un buon livello di funzionamento.

LA FORMAZIONE: la “Cooperativa Sociale Casa Tua”fornisce personale professionalizzato,assicura con cadenza annuale un calendario di attività formative. Esse sono rivolte al personale che, a partire da professionalità diverse, sia interessato ad uno sviluppo delle proprie capacità di comprendere i problemi ricorrenti nelle strutture organizzative e di intervenire su di essi. Alcune proposte seminariali sono centrate e focalizzate su strumenti e tecniche di lavoro (la conduzione dei gruppi, l’analisi organizzativa, le evoluzioni delle performance manageriali). Viene inoltre, organizzato ogni anno un percorso formativo sui sistemi di qualità, realizzato espressamente per soddisfare e valorizzare il processo di valore aziendale. Inoltre, ogni operatore effettua una formazione personale in base alla sua figura professionale.

LA SUPERVISIONE è un processo di consulenza e riflessione che richiede fiducia reciproca eriservatezza. Con una riflessione guidata si ottengono un'adeguata distanza ed una visione allargata dei processi lavorativi e dei suoi contesti che permette di individuare soluzioni creative e costruttive.

L’intera équipe viene perciò sostenuta periodicamente dai supervisori nel:

•riflettere sul proprio ruolo per sviluppare la collaborazione con i colleghi e i propri responsabili;

  • gestire il lavoro con gli utenti;

  • confrontarsi con le esigenze interne ed esterne. Il processo di supervisione inoltre contribuisce a:

  • sviluppare e sostenere le competenze personali, sociali e professionali;

  • individuare in maniera creativa e costruttiva soluzioni per situazioni di stress o di conflitto;

  • migliorare la soddisfazione professionale degli operatori e prevenire il loro logoramento psicofisico;
  • migliorare la comunicazione e la cooperazione interna;
  • affrontare in modo costruttivo i cambiamenti del mondo lavorativo;

  • esercitare il lavoro rispondendo alle esigenze di tutte le parti coinvolte.

Accompagnando singole persone o gruppi nei processi di trasformazione, la supervisione:

  • promuove la creatività nelle tematiche lavorative;

  • abilita le persone ad impegnare in modo appropriato le risorse personali e professionali;

  • rafforza la capacità di cambiamento e contribuisce ad umanizzare il mondo del lavoro.

La supervisione diventa una formazione aggiuntiva alla competenza professionale e aiuta a sviluppare le qualità professionali ed umane nei contesti di lavoro.

IL SISTEMA QUALITA’ : per raggiungere un intervento di qualità,l’équipe di lavorocondivideuna impostazione globale, cioè una filosofia dell’intervento costituita di valori, atteggiamenti e prassi. La valutazione quale processo metodico di analisi, monitoraggio e controllo della razionalità di programmi e interventi sociali, è una delle attività fondamentali per un progetto di qualità che vuole raggiungere obiettivi e sviluppare programmi mirati.

Periodicamente la “Cooperativa sociale Casa Tua”, con il proprio personale, monitorerà il grado di soddisfazione dell’utente con l’ausilio di un Questionario di soddisfazione rivolto all’utente e alla sua famiglia, che rileva il livello di gradimento del servizio erogato e delle attività secondo quanto richiesto in fase di inserimento nella struttura. La Cooperativa ha già attivato al suo interno una Carta dei Servizi rivolta agli utenti, alle famiglie.

LA VALUTAZIONE E MONITORAGGIO: la valutazione quale processo metodico di analisi,monitoraggio e controllo della razionalità di programmi e interventi sociali, è una delle attività fondamentali per un progetto di qualità che vuole raggiungere obiettivi e sviluppare programmi mirati al recupero e prevenzione delle problematiche di carattere educativo e psico - sociale degli utenti psichiatrici, e le loro famiglie se presenti, inseriti nella Casa per la Vita.

L’efficacia degli interventi educativi e psico – sociali si ottiene con la formulazione di obiettivi espliciti e concreti condivisi con l’utente, gli operatori e la famiglia, da monitorare periodicamente. La valutazione viene condotta dall’équipe della struttura con la definizione di un obiettivo globale e di un obiettivo specifico, individualizzato per ogni utente. La metodologia si basa sulla valutazione iniziale, in itinere, di processo e di esito.
INDICATORI DI QUALITA': l'ente gestore assicura che le attività educative e psico–sociali,rivolte ai pazienti psichiatrici e alle loro famiglie, si svolgano in condizioni controllate, garantite dalle seguenti condizioni: pianificazione delle attività in modo strutturato; osservazione delle disposizioni definite per il controllo del servizio erogato. Gli indicatori di qualità sono così elencati: Efficacia; Efficienza; Correttezza professionale; Accessibilità; Appropriatezza; Continuità; Crescita professionale; Tempestività; Soddisfazione dell’utente; Consenso – coinvolgimento.

ATTIVITA' : il Progetto, di ogni singolo utente, ha come obiettivo l'integrazione nonché la crescitaarmonica della personalità e lo sviluppo delle potenzialità cognitive e di interazione. Nel caso di persona in situazione di handicap grave, priva dell'assistenza dei familiari, tale processo richiede livelli di attenzione e strumenti di intervento che coinvolgano istituzioni diverse. Il progetto vuole garantire le migliori opportunità nei percorsi di vita ed offrire soluzioni attente alla globalità dei bisogni degli utenti. I servizi residenziali sono sviluppati nel rispetto delle specifiche esigenze delle singole persone (cura di sé, attività di fisioterapia, visite mediche di base e specialistiche, momenti di socializzazione). Il Lavoro sugli utenti nella struttura assicura una soluzione abitativa, accompagna gli utenti in un cammino comune di inserimento sociale, nella crescita delle personali autonomie, nella capacità di gestione della casa, nell'organizzazione del tempo libero, degli impegni quotidiani e nel mantenimento della rete amicale e familiare. Sulla base di tali considerazioni si segue un programma di interventi per la cura, l'assistenza e l'integrazione come di seguito dettagliato. Le attività strutturate proposte dalla Casa per la Vita ANGELO BLU fungono da stimolo e da strumento di riabilitazione psico-sociale. Difatti, un gruppo che si organizza e partecipa ad un’attività formativa e/o ricreativa può svolgere, oltre alla normale opera di apprendimento, anche attività di risocializzazione, grazie al coinvolgimento prodotto dalla rete sociale. L’ingresso in Struttura rappresenta un momento di forte cambiamento nelle condizioni socio-ambientali, affettive e comportamentali del paziente: questi, infatti, allontanato dai propri cari e dal proprio contesto socio-culturale, deve adeguarsi a ritmi ed abitudini diversi dai propri, interrompendo repentinamente il suo vissuto abituale e, non di rado, manifestando sintomi di disadattamento. Grazie al supporto del gruppo cura e delle attività strutturate, la vita in Comunità costituisce per gli ospiti un arricchimento della loro vita sociale, emozionale e creativa che comporta, nei tempi dovuti e personalizzati, un rafforzamento delle capacità relazionali e di socializzazione, una maggiore chiarezza percettiva.

PROGETTO ASSISTENZIALE

La realizzazione del percorso individuale è mediato da un’équipe di professionisti che mantiene rapporti con l’ospite, con la famiglia e i servizi territoriali invianti. Il progetto si realizza partendo dalle risorse dell’ospite, della sua famiglia e del gruppo interno della struttura; mira allo sviluppo di quelle capacità che gli permettano di soddisfare i propri bisogni, tenendo conto del contesto sociale di appartenenza. Tale percorso si sviluppa nelle seguenti fasi:

  • di inserimento, nella quale l’ospite familiarizza con l’ambiente della struttura ospitante, inteso come spazio che deve conoscere per sentirsi libero di agire; in questa fase l’operatore osserva il suo comportamento e stabilisce la durata della suddetta fase nel rispetto dei tempi individuali del paziente. Individuate le aree di intervento viene stabilito e condiviso il percorso assistenziale/terapeutico, tenendo conto delle risorse e delle abilità pregresse dell’ospite.

  • di permanenza, nella quale l’utente viene inserito nelle varie attività scelte e condivise con lo stesso e viene supportato da personale professionale nell’inserimento del gruppo. Vengono individuati gli obiettivi e i tempi per il raggiungimento degli stessi, tenendo conto della dimensione spazio-temporale dell’utente stesso. E’ questa la fase in cui si decide il “chi” deve fare “che cosa”. Durante tale percorso vengono stabiliti incontri periodici con l’équipe, l’utente, la famiglia e i servizi invianti. Tali incontri, importanti anche per la valutazione in itinere, servono per verificare

se si sta procedendo con la giusta modalità di attuazione dei programmi e raggiungimento gli obiettivi o se è necessario ripianificare la programmazione di intervento.

AREE DI INTERVENTO

AREA PERSONALE, finalizzata allo sviluppo dell’identità personale, miglioramento dell’igiene, valorizzazione ed accettazione del proprio corpo, cura di sé, miglioramento dell’autostima e delle capacità di gestione del proprio denaro, rieducazione della modalità di approcciarsi al cibo, gestione delle emozioni;

AREA MANUALE, per soddisfare i bisogni primari, acquisire una maggiore autonomia personale e sviluppare abilità manuali;

AREA ESPRESSIVA, per migliorare la capacità linguistica ed espressiva, sviluppare la creatività, favorire l’auto realizzazione e l’affermazione di sé, maggiore socializzazione con la capacità di adeguarsi ai tempi di attesa dell’altro, migliorare il senso estetico;

AREA FISICO/CORPOREA, per favorire il coordinamento e l’equilibrio corporeo nello spazio, il miglioramento della postura e della respirazione, l’idea di gruppo, il rispetto delle regole e degli altri, migliorando lo sviluppo psicofisico, la fiducia di se stessi e l’auto affermazione.

AREA TERRITORIALE E SOCIALE, per saper stare con gli altri in una situazione di socialità allargata, partecipazione, conoscenza, accettazione a informazione sulla salute mentale, collaborazione con le agenzie culturali e sociali del territorio, valorizzazione del rapporto uomo-natura, sviluppo del senso di appartenenza alla cittadinanza.

AREA PERSONALE

CURA DEL SE', la cura della persona racchiude in se tanti momenti di vita quotidiana, legati alla pulizia del corpo, che si estendono all’abbigliamento (cura del proprio aspetto), all’alimentazione, alla comunicazione o all’interazione con gli altri, cura dell’ambiente in cui si vive, capacità di disbrigo di piccole commissioni, gestione del denaro.

INTERVENTO PSICO-EDUCATIVO viene applicato in comunità ed è strutturato in: • una parte diagnostica; • una parte informativa, con tracce di spiegazione sulla malattia mentale; • una parte formativa, dedicata al training sulle abilità di comunicazione e di soluzione dei problemi. Nella comunità il trattamento psico-educativo integrato viene applicato in gruppo a pazienti selezionati in base alla motivazione e alla omogeneità del disturbo. Sono previste due sedute a settimana di un’ora.

L’intervento è strutturato in due fasi:

  • la prima è finalizzata all’apprendimento delle abilità di comunicazione (esprimere sentimenti piacevoli, esprimere sentimenti spiacevoli, fare una richiesta in modo positivo, ascolto attivo) e del metodo strutturato di risoluzione di problemi;

  • la seconda si propone di aiutare i partecipanti ad individuare ed a raggiungere degli obiettivi personali e di consolidare negli stessi le abilità acquisite. Nella programmazione generale della comunità è prevista l’applicazione del trattamento psico-educativo integrato alle famiglie degli

utenti che hanno come obiettivo nel proprio progetto terapeutico riabilitativo il rientro in famiglia, per preparare il contesto d’origine alla integrazione e alla presa in carico adeguata del proprio congiunto.

AREA ESPRESSIVA

LA MUSICA ED IL CANTO, finalizzati a far esternare le proprie emozioni liberando le pulsioni interiori e promuovendo una proficua attività di gruppo. L’azione terapeutica e riabilitativa della musica si estrinseca partecipando alle prove e alle esecuzioni come membro attivo del gruppo, ove è forte il coinvolgimento emotivo suscitato dall’imparare nuovi canti e melodie o dal riascoltare musiche e parole che rimandano a situazioni di vita vissuta. Nel contesto creativo e stimolante delle esibizioni canore di singole persone e di gruppi, si confrontano soggetti con problematiche e vissuti differenti, apprendendo insieme la difficile arte del comprendersi e dell’aiutarsi, constatando che molto si può imparare gli uni dagli altri.
ARTE E DECORAZIONE, atte a migliorare la manualità, ad esprimere emozioni, a migliorare processi di socializzazione, stimolare la fantasia e la creatività attraverso l’uso dei colori. Il Laboratorio di Arte e Decorazione, inteso principalmente come espressione artistica, stimola la vena creativa dell’utente e le capacità innate ed acquisite di combinare materiali, colori e tecniche. Tale attività permette di comunicare qualcosa di sé e di imparare a farlo, modulando gli impulsi e le emozioni attraverso l’arte manipolativa, quale erogatrice di emozioni e sentimenti in cui riconoscersi. La qualità del rapporto che si viene a creare tra il prodotto artistico e l’utente costituisce un momento significativo nel percorso del progetto terapeutico, in quanto il creare agisce come self-empowerment. Il laboratorio di arte e decorazione si esplica in varie tecniche: decoupage; stencil; creare con il filo di carta e di ferro; l’arte del riciclo; creare con pietre naturali e perline. Il laboratorio, attivo in momenti particolarmente intensi dell’anno (manifestazioni promosse dalla Cooperativa, Natale, Pasqua, Festività), prevede un setting all’interno del quale le relazioni interpersonali vengono favorite dall’espressione e dalla produzione artistica

IL CINEMA si avvale del potente effetto suggestivo, evocativo, simbolico e allegorico delle immagini filmiche (analogamente a quanto facevano e fanno ancora le favole, i miti, le leggende, i sogni notturni, ecc.) per comporre ed elaborare le emozioni grezze in processi complessi che hanno la finalità di stimolare lo sviluppo di nuove competenze, la realizzazione dei propri progetti profondi e agevolare il suo cammino esistenziale. La Casa per la Vita ANGELO BLU propone tale attività per dare l’opportunità ai pazienti di accrescere il personale bagaglio di emozioni, attraverso la visione di film. La scelta è sempre demandata al gruppo, coadiuvato dall’educatore, che al termine della visione del film avvia una discussione di gruppo, secondo i criteri del cineforum. In estate l’attività prosegue con la partecipazione del gruppo ad eventi cittadini nella nostra città, ma anche in paesi limitrofi, come le rassegne cinematografiche all’aperto.

ATTIVITA' MOTORIE: L’attività sportiva permette agli utenti coinvolti la conquista di importanti traguardi: miglioramento dell’abilità sociale individuale, supporto individuale, supporto sociale a lungo termine, miglioramento delle capacità di autonomia.

SOGGIORNI VACANZA E USCITE VARIE: le vacanze e i momenti ricreativi si inseriscono a pieno titolo in un lavoro di riabilitazione psico-sociale. Infatti, esse possono definirsi attività di carattere terapeutico-riabilitativo in quanto, per ogni singolo paziente, selezionato in base alla
motivazione personale e alle condizioni psicofisiche, viene approntato un piccolo progetto d'intervento. Sia durante le uscite di gruppo che nei periodi estivi, si lavora molto sull'autonomia dei pazienti, sul benessere fisico e psicologico nonché sulle capacità cognitive, mettendoli a contatto con persone diverse, realtà nuove ed esperienze che altrove difficilmente avrebbero sperimentato. L’osservazione diretta e partecipe da parte degli educatori-accompagnatori è rivolta alla stima della capacità di adattamento e di socializzazione degli stessi. L'organizzazione segue varie tappe: si effettuano visite preliminari nelle strutture destinate ad ospitare il gruppo. Le destinazioni possono essere varie, come visite a santuari religiosi o a strutture divertimento del territorio. L’equipe organizzerà uscite al mare, ma anche visite di luoghi, monumenti e manifestazioni proposte dal territorio.

SERVIZIO AMMINISTRATIVO: la struttura garantisce un supporto amministrativo-burocratico e informativo relativo a varie esigenze di ogni ospite.
CONCLUSIONI : l’apertura della Casa perla Vita “ANGELO BLU”costituisce per la“Cooperativa Sociale Casa Tua” un primo ed importante passo in avanti nel percorso a favore dei soggetti deboli. Per la prima volta si occupa di una fase delicata ed importante, quella del “post – riabilitazione”, a volte vissuta dagli utenti come una sorta di abbandono da parte di coloro che per anni li hanno seguito nei loro percorsi riabilitativi. L’esperienza e la competenza del personale professionalizzato della cooperativa è certamente un elemento di garanzia per il buon raggiungimento dei risultati attesi. Ciò che la nostra cooperativa vuole sottolineare e in cui crede fermamente è l'importanza del valore terapeutico tra operatore e paziente, una relazione con le piùsvariate sfaccettature e sfumature, una relazione che richiede abilità tecniche di comunicazione, ma anche di qualità etiche personali e condizioni ambientali adeguate.
bottom of page